Belluno, le porte di accesso

Porta Dojona

Porta Dojona è una delle tre porte dell’antica cinta muraria di Belluno.
Un primo arco interno della porta, che si chiamava al tempo di Foro o Mercato, fu realizzato nel 1289, quindi medievale con ancora oggi i battenti originali. E’ visibile ancora sulla sinistra una porta chiusa, che si apriva al camminamento del castello e al torrione nord orientale, a testimonianza dell’appartenenza al sistema murario difensivo.
La seconda parte della porta, cioè quella che guarda a nord, verso piazza Vittorio Emanuele, fu eretta nel 1553, ed è di impostazione rinascimentale. L’edificio un tempo era aperto in alto ma nel 1609 venne ricoperto e da quella data il nome della porta diventò Porta Dojona, in onore di Giorgio Doglioni, coaditore del vescovo-principe di Bressanone. Fino al 1730 inoltre vi era il fossato, da cui ancora il nome di “porta de le kadene”, le catene del ponte levatoio.
Accessibile da Piazza dei Martiri o da Piazza delle Erbe (o del Mercato)

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Porta Dante
Inaugurata il 15 maggio 1865, nel sesto centenario dalla nascita del poeta. Essa sostituisce nel nome porta Renier, edificata con il rettore Renier nel 1669, il quale fece demolire la precedente medievale, detta d’Ussolo, usata come passaggio per i soldati.
Attualmente, sotto porta Dante, è installa la scultura “900” di Arnaldo Pomodoro.
Accessibile da Piazza dei Martiri

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Porta Rugo
Storico accesso meridionale alla città, dall’antico porto fluviale di Borgo Piave. Agli inizi dell’800 venne abbattuta buona parte delle mura cittadine e con esse la grande torre sulla sinistra e le altre fortificazioni laterali che difendevano la porta. Del complesso originale, attraverso cui entrarono il primo rettore veneziano, Antonio Moro, nel 1404, e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo nel 1509, rimane l’arco acuto interno tardo duecentesco, con ancora la nicchia entro cui le cronache raccontano che rimase fino al XVII secolo lo stemma affrescato dei Visconti, signori di Belluno tra il 1383 e il 1404.
La sistemazione della facciata in cotto e non in pietra, segue il progetto commissionato nel 1622 dal rettore veneto Federico Corner all’architetto Lorenzo d’Alchini. La nicchia centrale tra i due stemmi contiene ancora la base con le zampe del leone di S. Marco abbattuto dai rivoluzionari Giacobini nel maggio del 1797. L’ultimo restauro è del 1902.

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