Gaetano Moroni, il barbiere del papa

La straordinaria «carriera» di un singolare personaggio, Gaetano Moroni, di professione barbiere, che, da umile popolano, divenne l’eminenza grigia di Gregorio xvr come Primo Aiutante di Camera; ma per il Belli parte del merito va a quella «puttana santissima» di sua moglie Clementina

Io ste cose le so da la padrona

che lo disse a llei stessa l’antro ggiorno

la puttana santissima in perzona.

Come Gaetano Moroni , nato nel 1802, e soprannominato Gaetanino, divenne da umile popolano, di professione barbiere, a eminenza grigia di papa Gregorio XVI.

Il colpo di fortuna Gaetano Moroni lo ebbe a sedici anni, sostituendo un giorno il padre nel fare la barba all’abate dei Camaldolesi Bartolomeo Cappellari che lo prese al proprio servizio, lo fece studiare, lo legò a sé con incarichi sempre più delicati man mano che avanzava nella carriera. Divenuto cardinale e Prefetto del Collegio di Propaganda Fide nominerà il Moroni suo Cameriere privato.

Crescerà, assieme alla carriera del cardinal Cappellari, il prestigio e l’importanza del Moroni. Sarà nominato amministratore delle sue rendite, poi Maestro di casa: sue incombenze saranno le spese di vitto, alloggio, rappresentanza, alle necessità dei famigli, in una parola alla conduzione di quella gran famiglia composta di lavoranti, fornitori, accoliti, servi, postulanti che era la corte di un cardinale. Saprà essere parsimonioso al punto da far nascere la sua fama di taccagno e sparagnino.

La carriera d’apprendista «eminenza grigia» è consolidata allorché si ha un salto di qualità.

Morto Leone XII e succedutogli nel breve pontificato di soli venti mesi il cardinal Castiglioni col nome di Pio VIII, l’abate Cappellari viene eletto pontefice col nome di Gregorio XVI.

E’ il 1831, Gaetanino lo segue nel Palazzo Apostolico, con l’incarico di Primo Aiutante di Camera, nonché Cavaliere.

Il pontificato di Gregorio XVI, iniziato con alcuni accenni di liberali riforme, s’irrigidisce dopo i moti del 1831 e langue passivamente sotto l’influenza dell’Austria. Un regime volge dunque al termine, e le pasquinate imperversano, dissacranti, impietose.

E il Belli è in prima fila in questo linciaggio verbale. Sono una dozzina i sonetti in cui furoreggia contro papa Gregorio e il suo Primo Aiutante di Camera. In uno di essi, “L’impieghi novi”, insinua che nell’ascesa del Moroni nella Corte pontificia non siano estranee le grazie dispensate dalla sua bella moglie Clementina, definita una «puttana santissima». Frutto della sua prodiga avvenenza: lo stipendio di trenta scudi al mese, «… ort’a questo, un calesse cor cavallo/perché vadi a Palazzo ogni matina/a avisà si fa freddo o si fa callo», volendo con questo ribadire il carattere parassitario delle sue mansioni

Si sa, da varie testimonianze, che al Moronì non mancò, in realtà, di una sostanziale onestà, pur tra grosse tentazioni, come quando rifiutò una enorme somma per far trovare un modellino d’argento di ferrovia sullo scrittoio di Gregorio XVI, il quale respinse sempre l’idea di far solcare il suo Stato da quella «diabolica innovazione». E sarà Pio IX, di lì a qualche anno, a cedervi. Pur non portandone il titolo il Moroni fu di fatto il Segretario particolare di Gregorio XVI, e dovette curare certi delicati rapporti con le Corti europee, venire a conoscenza di molte cose segrete. Rimane comunque a suo merito, nonostante l’indubbio arricchimento (280 scudi annui di vitalizio, nonché dieci scudi mensili provenienti da un botteghino del lotto di Roma, e altrettanti dall’amministrazione delle saline di Cervia) il fatto di non aver abbandonato il padrone nel momento dell’estrema malattia. La caduta del favorito fu conseguente alla morte del protettore. A Gregorio XVI successe il cardinale Mastai Ferretti, Pio IX. Si respirava una nuova aria, venne un diverso stile, il momento di una vera e propria svolta. Uno dei primi atti del suo governo fu di rimuovere dall’incarico il potente Primo Aiutante di Camera. Il Moroni si ritirò a vita privata. Passò i molti anni che gli restarono in tranquilla agiatezza, occupandosi di accasare onorevolmente i molti figli, scrivendo le sue memorie, curando soprattutto i ventiquattro volumi del monumentale Dizionario di erudizione storico ecclesiastica, una vera miniera di notizie per gli studiosi, una specie di enciclopedia religiosa opposta alla laica di Diderot. Morirà Il 3 novembre 1883.

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