Le encicliche

Il pontificato di Gregorio XVI si caratterizza in ogni ambito per delle posizioni a volte di parziale apertura, a volte di dura chiusura e condanna.

Con la bolla “Sollicitudo Ecclesiarum”  (5 agosto 1831) il pontefice romano, per risolvere le questioni religiose ammette che la chiesa possa entrare in rapporto con i vari nuovi governi,  esistenti di fatto, senza con questo voler  riconoscerne la dignità e legittimità. Li si ammette de facto, non de iure. Secondo alcuni storici la politica di Gregorio XVI si sarebbe ispirata largamente a questo principio, che gli avrebbe permesso di disapprovare le rivoluzioni e di accettarne i risultati, adattandosi alle diverse circostanze dei vari Stati. L’ideale resta comunque la cristianità, con una Chiesa riconosciuta, rispettata come maestra e guida, con gli Stati pronti ad aiutarla.

Il 3 dicembre 1839, con l’enciclica “In Supremo Apostolatus”, Gregorio XVI arriva a condannare la tratta internazionale degli schiavi neri (con particolare riferimento a quella dei bambini), ma non mette in discussione la schiavitù in sé, né il commercio interno degli schiavi.

In ambiti diversi, con “Le armi valorose”, enciclica emanata il 12 luglio 1831, Gregorio XVI elogia le truppe austriache intervenute a sedare le sollevazioni che si erano sviluppate a partire dal febbraio 1831 a Bologna e in diverse altre zone dello Stato Pontificio.

E con l’enciclica del 15 agosto 1832, celebre attraverso le prime due parole, “Mirari vos” vi è la dura condanna della libertà di coscienza, considerata pura conseguenza dell’indifferentismo.
“Da questa corrottissima sorgente dell’indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato…”
Essa condanna insieme la libertà illimitata di stampa, la separazione fra Chiesa e Stato, gli attentati al matrimonio e al celibato ecclesiastico e le associazioni interconfessionali, sottolineando la fedeltà dovuta ai principî.

Nel 1832 papa Gregorio XVI, in ricordo del 18° centenario della Redenzione, indice un Anno Santo straordinario, valido per i cittadini dello Stato Pontificio, anche se molte deroghe sono poi accordate, dato il gran numero di richieste, ai fedeli delle diocesi degli Stati italiani confinanti.

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